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L'Intelligenza Artificiale cambierà davvero il modo in cui lavoriamo?

L'Intelligenza Artificiale cambierà davvero il modo in cui lavoriamo?
Anthea De Domenico
 Anthea De Domenico
 Trends
28/11/2018: 3 previsioni riguardanti quali implicazioni potrebbe avere la quarta rivoluzione industriale sul mondo del lavoro e della formazione.

Più volte abbiamo parlato dell'Intelligenza Artificiale (AI) come nuova frontiera dell'eLearning dell'anno 2018 e 2019.

Ma quali implicazioni potrebbe avere nel mondo del lavoro questa "rivoluzione"?

Una stima globale indica che entro il 2030 fino a 375 milioni di persone potrebbero cambiare categoria professionale e apprendere nuove competenze legate all'AI e all'automazione.
Su tale previsione si è espresso anche Rand Hindi, data scientist, co-fondatore e CEO della società tecnologica Snips, in qualità di oratore di Talent Connect 2018. Secondo il CEO le abilità necessarie ai professionisti del futuro non saranno tecniche, bensì umane (proprio quelle che le macchine non potranno mai replicare).

"L'idea che l'AI un giorno sarà in grado di sostituire gli esseri umani in toto è fantascienza. Al massimo, l'AI svolgerà compiti logici e meccanici e anche su questo, ad oggi, c'è ancora molta strada da fare" dice Hindi, quindi fa tre pronostici sul reale significato della quarta rivoluzione industriale per la forza lavoro futura (inclusi i professionisti della formazione).

1. L'AI non sostituirà mai gli umani, perché è incapace di intelligenza emotiva

L'intelligenza artificiale è già sul mercato e nelle nostre vite, basti pensare agli assistenti virtuali di cui ci serviamo ogni giorno. Molte persone (inclusi i recruiter) sono preoccupati di perdere il lavoro a causa della diffusione dell'intelligenza artificiale e l'automazione in ogni settore. Secondo Rand, questi timori sono alimentati da un malinteso su ciò che l'intelligenza artificiale può e non può fare in realtà.
"L'intelligenza artificiale è una di quelle cose di cui tutti parlano, ma nessuno è in grado di spiegare di cosa si tratti", dice. "L'intelligenza artificiale consiste in macchine che riproducono, molto semplicemente, il comportamento umano".

Rand sottolinea che l'intelligenza artificiale può imparare e prendere decisioni logiche basate sui dati. Quindi qualsiasi attività associata alla logica può essere automatizzata, ma i compiti che richiedono intelligenza emotiva sono tutta un'altra storia.
"L'intelligenza emotiva è estremamente importante nella vita di tutti i giorni", afferma, "È anche il modo in cui risolviamo i paradossi, cioè qualcosa che la logica non può risolvere".

La maggior parte delle rappresentazioni cinematografiche di AI sbagliano in questo senso, confondendo il ragionamento logico con la risoluzione di problemi a tutto tondo. Mentre un essere umano può servirsi di un mix di logica ed intelligenza emotiva per risolvere un problema paradossale, una macchina dovrà sempre fare affidamento solo sulla logica, limitando le sue capacità decisionali.
Hindi scommette che "nel giro di pochi anni non useremo più il termine 'intelligenza artificiale'" ed esorta a rinunciare "a questo falso mito che l'intelligenza umana possa essere ricreata in una macchina" per ammettere realisticamente ciò che le macchine sono: meri strumenti.

2 . L'AI gestirà compiti logici, lasciando liberi gli umani di concentrarsi sugli aspetti più emotivi del lavoro

Secondo il relatore, quando le persone capiranno le effettive possibilità e limiti dell'AI realizzeranno che la maggiore automazione sul posto di lavoro ci avvantaggerà. "Dobbiamo smettere di pensare agli umani contro le macchine. La combinazione migliore è quella tra l'intelligenza umana e quella artificiale".

Dal momento che gli esseri umani non saranno mai in grado di eguagliare il QI dell'intelligenza artificiale, Hindi prevede che il quoziente di intelligenza emotiva (EQ) diventerà sempre più prezioso per i datori di lavoro di domani. Infatti, questo sta già accadendo: si prevede che l'EQ sarà una delle competenze sul posto di lavoro più richieste entro il 2020.

La convivenza tra umani e macchine non porterà a un futuro desolante e distopico, anzi, quando le macchine si assumeranno gran parte degli aspetti meccanici del lavoro, il lavoro umano sarà, appunto, più umano e più piacevole.
"Le persone non vogliono essere macchine", dice, "In realtà, ciò che la gente vuole è provare più emozioni. Vogliono cose che sono molto, molto umane. Vogliono effettivamente sbarazzarsi di gran parte dei compiti meccanici quotidiani, in modo da potersi concentrare su cose che li fanno sentire bene, che danno uno scopo, di cui sono appassionati. Cose che ci fanno sentire davvero come se fossimo in vacanza anche quando stiamo lavorando".

3. Le competenze tecniche diventeranno automatizzate e crescerà la domanda di competenze trasversali

Le macchine non sostituiranno i dipendenti in carne ed ossa, ma causeranno un cambiamento nel mercato del lavoro. Abbiamo visto che le abilità tecniche, logiche ed "insegnabili", sono quelle a maggior rischio di automazione. Le competenze trasversali (o soft skills) richiedono, invece, un alto livello di EQ e sono impossibili da apprendere per le macchine.

I recruiter dovranno ripensare e affinare le loro strategie di selezione per indagare le competenze trasversali. Per alcuni candidati, questo significherà progettare in maniera costante un processo di re-skilling per mantenere le proprie competenze pertinenti alle mutevoli esigenze del mercato del lavoro. Le aziende, inoltre, dovrebbero considerare la possibilità di offrire percorsi di formazione ad hoc ai dipendenti.
"Iniziare a imparare come gestire ed integrare le soft skills in modo efficace è un grande cambiamento di paradigma del sistema educativo odierno. L'idea di formarsi su di una specifica abilità tecnica (per anni) nell'ottica di fare quello per il resto della vita non ha più senso. E molti governi, per esempio quello francese, stanno lavorando attivamente per promuovere un apprendimento continuo e adattivo".

Per le aziende che promuovono una cultura dell'apprendimento continuo e abbracciano l'aspetto emotivo del lavoro, il futuro è luminoso. In questo futuro le macchine potranno gestire compiti puramente logici, meccanici e noiosi in tempi più brevi, in maniera più economica e migliore di qualsiasi essere umano. Di contro, i dipendenti troveranno sempre più significato e scopo nel lavoro, perché sarà un lavoro che solo loro possono fare.

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